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GIACOMO CONTERNO
1895 1971
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Alla fine dell’Ottocento anche dalle Langhe molte famiglie, oppresse dalla malora, presero la via del mare per raggiungere, su affollati piroscafi, le lontane Americhe. Anche Giovanni Conterno, da Monforte, aveva cercato fortuna in Argentina e a Tucuman, nel 1895, nacque Giacomo seguito dal fratello Franco e dalla sorella Annetta.
Ma se in America le difficoltà erano molte, sulle nostre colline epidemie come il vaiolo e il colera non perdonavano, molte braccia venivano a mancare al lavoro dei campi e nelle aziende langarole qualcuno tornava.
Nei primi anni del Novecento la famiglia Conterno rientra in Italia e si stabilisce nella cascina della nonna paterna in regione Le Coste.
Le Coste, poste al confine della zona del Barolo, con una estensione di circa 8 ettari, presentano un terreno marnoso, bianco e tufaceo, anche se un po’ esposte al vento, sono da tempo immemorabile, coltivate a nebbiolo, da cui un vino che Giacomo Conterno e il padre chiamano “Monfortino” per le sue qualità particolari.
Nel 1908 Giovanni Conterno, coadiuvato dalla seconda moglie Marietta Vivaldo, apre un’osteria nei pressi della frazione San Giuseppe e inizia a produrre vino.
Giacomo, assieme al fratello Franco e alla sorella Annetta, si adopera in questa piccola azienda familiare sino al momento della chiamata alle armi, con la Grande Guerra del ’15-’18 che lo vede artigliere di montagna sul Carso.
Con il suo ritorno a casa, la cantina Conterno inizia a produrre una buona quantità di vino che viene venduto in fusti non solo in Piemonte e in Liguria, ma anche nelle lontane Americhe. Tramite la Compagnia di spedizione “Oreste Benvenuto” di Genova, partono per l’Argentina i vini di Langa per i nostri emigrati, grazie ai buoni auspici dello zio Ernesto che là risiedeva.
Sono anni duri per l’economia agricola della zona, anni in cui si andava sempre più affermando una netta separazione tra il contadino viticoltore e l’industria vinicola, non esistendo ancora la figura del piccolo produttore.
La discussione in quegli anni tra padre e figlio verteva principalmente sul contenitore per il trasporto, in quanto al fusto di legno il giovane Giacomo preferiva la damigiana di vetro; i Conterno concordavano però sull’esigenza di rispondere alla richiesta di un mercato che era ormai pronto per un grande Barolo. Un Barolo da produrre solo nelle grandi annate, con lunghe fermentazioni, in grado di reggere negli anni: fu così che si incominciò a imbottigliare la riserva 1920, nacque così il Monfortino, un vino importante e nobilissimo prodotto nelle vigne dette Le Coste, dalle qualità tecniche specifiche, idoneo ad un lungo invecchiamento per saper resistere al tempo.
Ormai Giacomo Conterno è entrato pienamente nella categoria dei produttori, ha messo su famiglia, sono nati i figli Giovanni, Aldo e le figlie Adriana e Iolanda, l’azienda prospera e si ingrandisce, visita personalmente la clientela e consolida la sua presenza sulle piazze di Torino e Genova. La maggior parte del vino è ancora venduta sfusa, ma incomincia ad affermarsi anche la bottiglia. Una pubblicità del 1938 in occasione della decima Fiera del Tartufo recita: “Conterno Giacomo - Produttore Vini - Specialità Super - Barolo - Monfortino”.
Quando nel ’40 l’Italia entra in guerra, sono già passati sei anni dalla morte del padre a Giacomo continua a condurre la sua cantina e la piccola Osteria del Ponte dove da diverso tempo la moglie Antonia ha affiancato l’ormai leggendaria Marietta del Pont.
Durante la lotta di liberazione l’osteria è un punto di riferimento per i partigiani della zona che possono contare sulla generosità di Giacomo che dimostra anche un notevole coraggio nell’affrontare il rischio di pesanti rappresaglie.
In questa disponibilità verso gli altri, nel suo carattere socievole, vi è da cogliere uno degli elementi principali del personaggio Giacomo Conterno. Condivideva stima e amicizia con tutti, da Cappellano a Borgogno, da Giulio Mascarello a Giuseppe Bressano a Fontanafredda, da Scarzello dell’Opera Pia ai molti vignaioli conferitori di uve. Ai contadini egli consigliava sempre di comperare le vasche di cemento per poter vinificare in proprio e non trovarsi nella spiacevole situazione di essere costretti a svendere le uve. “Le uve devi venderle in dieci giorni, il vino c’è tempo un anno”, soleva dire sostenendo gli sforzi di chi voleva iniziare a vinificare.
Nel dopoguerra la spinta all’imbottigliamento fu decisiva per la cantina Conterno, anche grazie al prestigio che il vino Barolo andava assumendo.
Quando nel 1961 Giacomo Conterno cede l’azienda ai figli, Aldo e Giovanni, la Cantina è ormai una prestigiosa realtà. Fino all’anno della sua morte, il 1971, manterrà saldo il suo concetto sul Barolo: “Un vino sarà riconosciuto e rispettato quando tutti lo faranno bene”.
Sono gli anni, i Sessanta ed i Settanta, in cui nascono nuove imprenditorialità vinicole, le nuove generazioni hanno assimilato il carattere della qualità, iniziano a guardare sempre più oltre frontiera, consapevoli che il Barolo è un grande vino.
Oggi l’opera di Giacomo Conterno è continuata dal figlio Aldo con la “Poderi Aldo Conterno” alla Bussia; il figlio Giovanni ha mantenuto il nome dell’azienda agricola Giacomo Conterno continuata dal figlio Roberto. Entrambe le cantine, cresciute ed affermatesi, come sancito dalla recente guida de l’Espresso che ha recensito 2.100 aziende e 10 mila vini, aziende che rendono onore al grande patriarca dei vini albesi ed è per le nostre Langhe una fortuna che siano tornati dall’Argentina all’inizio del secolo scorso e rappresentano un patrimonio culturale vinicolo per tutto il territorio.
Giulio Parusso
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