Dal vitigno Nebbiolo, forse fra i più antichi della zona, negli statuti del comune di La Morra la prima citazione del “Nebiolium” risala al 1512, di cui sono note le varietà Lampia, Michet e Rosè, coltivato in un comprensorio di cui fanno parte l’intero territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba ed in parte quello dei comuni di Monforte, ( con Perno e Castelletto), Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi, si ottiene il vino Barolo che costituisce la vera gemma dell’Enologia italiana ed internazionale.
Il disciplinare prevede un invecchiamento minimo di 3 anni, di cui almeno 2 in botti di legno di rovere o di castagno, il vino Barolo di presenta morbido e vellutato, brillante e di colore rosso granato con riflessi aranciati;

il profumo, intenso, evolve dal sentore di viola e rosa canina appassita al “goudrom” sfumando in un bouquet etereo molto peculiare; per il suo tenore alcolico, gradazione minima di 13°, e per la sua ricchezza di sostanzeè , per eccellenza, un vino che può essere bevuto dopo i 3 anni, ma può sostenere anche un invecchiamento prolungato; può accompagnarsi con ogni tipo di cucina nazionale ed internazionale, ma esprime forse il meglio di sé con gli arrosti, con i brasati, con la selvaggina, con i formaggi.

Denominazione di origine controllata e garantita – D.P.R. 1 luglio 1980.





Sempre da vitigno Nebbiolo, sui contrafforti che dominano il fiume Tanaro, ad est di Alba, hnel comprensorio omonimo che comprende i territori dei Comuni di Barbaresco, Neive e Treiso e la zona di S. Rocco Seno d’Elvio nel comune di Alba si ottiene il vino Barbaresco che deve il suo battesimo, avvenuto nel 1890, al prof. Domizio Cavazza, direttore della Reale Scuola Enologica di Alba.
Al termine dell’affinamento minimo di 2 anni, di cui almeno 1 in botti, si presenta di color rosso maturo, rubino o granato con riflessi aranciati, con profumo intenso ma delicato di fiori appassiti con prevalenza di viola.

Per la sua gradazione alcolica, minimo prescritto 12,5°, è di buon corpo adatto a lungo invecchiamento; ha sapore asciutto, morbido e delicatamente vellutato. Vino estremamente versatile è tradizionalmente abbinato alla cucina piemontese, piena di gusti e di sapori, ma è stupendo anche nell’accostamento ai ricercati piatti della grande gastronomia internazionale.

Denominazione di origine controllata e garantita – D.P.R. 13 ottobre 1980.





La robustezza del vitigno e la buona produttività hanno permesso il suo diffondersi in zona di Langa verso la metà dell’ottocento e la zona di produzione spazia molto, dalla sinistra alla destra del Tanaro nell’albese con caratteristiche diverse e marcate che rendono il vino indicato sia da pronto consumo che da invecchiamento a seconda delle colline di origine.

Vino assai diffuso è considerato testimone e quasi artefice esso stesso della storia e della cultura enologica del vecchio Piemonte; è particolarmente apprezzato per il profumo intenso e fragrante, ricco di corpo di media alcolicità, minimo prescritto 11,5°,dopo un affinamento minimo di un anno ha colore rosso rubino vivace, molto intenso con sfumature del granato con il passare degli anni.
Sta conoscendo un nuovo periodo di apprezzamento soprattutto per la cura con cui i viticoltori dedicano a questo vino.

Denominazione di origine controllata – D.P.R. 27 maggio 1970.





Dall’omonimo vitigno coltivato in un vasto comprensorio che si estende in parte alla destra ma, soprattutto alla sinistra del fiume Tanaro, cioè nelle Langhe e nel Roero, comprende per intero il territorio dei comuni di Canale, Castellinaldo, Corneliano, Monticello, Piobesi, Priocca, Santa Vittoria d’Alba e Vezza d’Alba, nonché parte dei territori dei comuni di Alba, Bra, Baldissero, Castagnito, Diano, Guarene, Magliano Alfieri, Montà, Montaldo Roero, Monteu Roero, Pocapaglia, Santo Stefano Roero, Sommariva Perno, Grinzane Cavour, La Morra, Roddi e Verduno.

Di colore rosso rubino, più o meno carico, tende al granata con invecchiamento con alcolicità moderatamente sostenuta, minimo prescritto 12°, con profumo tenue e delicato in cui prevale la viola.
Si accompagna a tutta la cucina piemontese.

Denominazione di origine controllata – D.P.R. 27 maggio 1970.





Il vitigno Dolcetto è fra i più diffusi nella terra albere, ricordato in documenti a partire già dal 1593, ordinati dal consiglio comunale e statuti di Dogliani, produce in uva apprezzata anche da tavola per la ricchezza zuccherina degli acini. La zona di coltivazione è varia e differente tanto da aver dato origine a diverse denominazione di origine controllata nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria.
Il dolcetto d’Alba si presenta di colore rosso rubino intenso, con riflessi delicatamente violacei, profumo gradevolmente vinoso, fruttato, vino giovane e fresco di sapore secco, piacevolmente ammandorlato.

Denominazione di origine controllata – D.P.R. 6 luglio 1974.



Dallo stesso vitigno Dolcetto si ottengono:


prodotto nel solo territorio del comune di Diano d’Alba.

Denominazione di origine controllata – D.P.R. 3 maggio 1974





Prodotto nel solo comune di Dogliani

Denominazione di origine controllata – D.P.R. 26 luglio 1974





Il vitigno Moscato è il vitigno a frutto bianco più importante nelle nostre zone e nelle limitrofe province di Alessandria e Asti.
L’uva aromatica e profumata per eccellenza da origine a vini apprezzati vinificati nelle due versioni: naturale e spumantizzata entrambi a denominazione di origine controllata e garantita.

D.P.R. 28 Novembre 1993